Oro rastrellato da banche centrali: mai tanti acquisti dal 1967

La quantità di oro acquistata dalle banche centrali ha raggiunto il picco dal 1967. L’anno scorso la domanda mondiale del metallo è cresciuta del 4%, secondo quanto riportato dal World Gold Council (WGC).
Il mondo ha consumato ben 4.345,1 tonnellate (metriche) di oro nel 2018, in aumento dalle 4.159,9 tonnellate dell’anno prima. È quanto emerge dall’ultimo report trimestrale pubblicato da WGC.
Ad alimentare la domanda per l’oro sono state le banche centrali, che hanno accumulato 651,5 tonnellate. Si parla del 74% in più rispetto al 2017 e il secondo numero più alto di sempre. Paesi come la Cina e la Polonia, ma anche la Russia, la Turchia e il Kazakistan, hanno accumulato riserve auree.

Fonte: Wall Street Italia
15 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Oro: investitori privati Ue e Banche centrali surriscaldano la domanda.

Nell’ultimo trimestre del 2018, la domanda di oro da parte di investitori istituzionali, privati e Banche centrali è salita a quota 1.281,5 tonnellate, crescendo del 16% rispetto al quarto trimestre del 2017. I dati appena diffusi dal World Gold Council confermano la tendenza di crescita anche sull’intero 2018. Lo scorso anno la domanda globale è salita del 4% a 4.345,1 tonnellate. In particolare, quella per lingotti e monete ha raggiunto 1.090,2 tonnellate (+4%), con le monete sui massimi a cinque anni. Certo, i flussi globali verso gli Etf sull’oro sono calati del 67%. Attenzione però. È risultata in crescita nel 2018 in Europa spinta da investitori istituzionali e privati con una fiammata negli ultimi mesi. Nel dettaglio da fine settembre la domanda da parte degli investitori professionali ha totalizzato 112,4 tonnellate. Il che corrisponde a un balzo del 246%. In questo caso giocano un ruolo fondamentale i timori e le incertezze su come avverrà la Brexit e su quali effetti avrà nel futuro.
A livello mondiale le Banche centrali hanno rappresentato i principali motori della domanda. Nel 2018 è risultata infatti ai massimi dal 1971. Cioè da quando sono stati eliminati i trattati di Bretton Woods sul legame tra valute, in particolare dollaro, e riserve auree della rispettiva Banca centrale. Nel 2018 gli istituti centrali di Russia, Turchia, Kazakistan, Ungheria, Polonia e Iraq sono risultati tra i più attivi.
“Gli investitori sono preoccupati del fatto che l’economia mondiale è fragile. Questo li spinge a buttarsi sull’oro in quanto bene rifugio” ha commentato John Mulligan, membro del World Gold Council.

Fonte: Wall Street Italia
1 Febbraio 2019, di Fabrizio Guidoni

Investitori affamati di oro: avvio 2019, mai così bene da tre anni!

Avvio d’anno scintillante per il mercato dell’oro, che nel mese di gennaio ha visto le quotazioni salire del 3,5% (oggi i prezzi si aggirano 1.313,46 dollari l’oncia). Un inizio anno così performante per il metallo giallo non si vedeva dal 2016. Nel primo semestre di quell’anno l’oro registrò una performance di circa il 30%.
A cosa è dovuta questa crescita dell’oro? Secondo Confinvest, realtà storica e riferimento del mercato italiano dell’oro fisico con sede a Milano in Piazza degli Affari, i fattori che stanno spingendo in alto la domanda sono molteplici. Prima fra tutti va evidenziata la funzione di asset monetario e riserva strategica delle principali Banche Centrali del Mondo, in particolare ad Est, sembra stia ritornando a dettare i driver di crescita dei prezzi.
“Le banche centrali hanno aumentato le proprie riserve di 651,5 tonnellate nel 2018. Il secondo aumento totale annuo più alto mai registrato nella storia moderna. Gli acquisti netti delle Banche Centrali sono balzati ai massimi dalla fine della convertibilità del dollaro USA in oro nel 1971, dettata da Nixon per finanziare le spese in deficit. Questo dato è importantissimo. L’oro sta ritornando a ricoprire un ruolo fondamentale come asset monetario” si legge in una nota Confinvest.
A conferma della fame crescente sul mercato dell’oro, l’istituzione internazionale più importante nel settore, il World Gold Council, ha evidenziato inoltre che, nell’ultimo trimestre 2018, gli asset under management (AUM) degli ETF in Europa continuano ad infrangere i massimi storici dalla loro introduzione: a dicembre 2018 il totale della massa gestita in oro dagli ETF Europei è di circa 
1.100 tonnellate di Oro.
“Il ritorno dell’oro nei portafogli degli investitori e negli asset delle Banche Centrali racchiude un potenziale enorme per il suo apprezzamento. La capitalizzazione di mercato attuale dell’oro rispetto alla base monetaria mondiale è di circa un 8%. Nel 1971, prima della fine della convertibilità del Dollaro in Oro era del 70%. Un ritorno dell’oro alla sua naturale funzione di asset monetario è un dato fondamentale che ogni analista dovrebbe avere ben presente nell’elaborazione delle analisi di prezzo” ha confermato l’amministratore delegato di Confinvest F.L., , Giacomo Andreoli.

Wall Street Italia
5 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa