Le riserve auree di Bankitalia

Quello che farà l’Italia delle sue riserve auree continua a essere un mistero. È di questi giorni la controversia sul possibile piano del governo per rivendicare la proprietà dell’oro che è gestito e controllato da Bankitalia. La banca centrale italiana fa infatti parte dell’Eurosistema e il governo giallo verde vuole assicurarsi di poter disporre delle proprie riserve auree in caso di bisogno.
La bozza di legge a cui ha lavorato Claudio Borghi della Lega potrebbe aprire la strada alla vendita – per legge costituzionale – di oro. Con la possibilità di rimettere in sesto le finanze pubbliche e disinnescare il temuto aumento dell’IVA.
Gli investimenti retail nei lingotti e nelle monete d’oro sono saliti del 4% a 1.090,2 tonnellate. Sorprende in particolare il boom del +222% della domanda proveniente dall’Iran (a quasi 62 tonnellate).
L’interesse degli investitori finanziari è stato invece moderato. I fondi comuni ETF hanno registrato 68,9 tonnellate in più nell’anno. La cifra risulta inferiore del 67% rispetto al 2017.

Oro, cresce il sentiment degli investitori.

Secondo gli analisti di WisdomTree, gli investitori del metallo giallo hanno gradualmente aumentato il loro atteggiamento rialzista dalla prima metà del 2017, raggiungendo livelli record nel 2019

In un contesto di volatilità ciclica dei mercati, gli investitori cercano esposizioni sull’oro, un asset spesso considerato in ottica di copertura difensiva. Gli investitori in ETP leva long e short (S&L) hanno gradualmente aumentato il loro atteggiamento rialzista nei confronti dell’oro dalla prima metà del 2017, raggiungendo livelli record nel 2019. La leva media degli investitori sugli ETP sull’oro ha raggiunto il livello più alto di tutti i tempi, pari a 1,97x nel gennaio 2019.
Gli investitori in ETP azionari a leva S&L utilizzano il rally di gennaio per realizzare profitti e ridurre l’esposizione in futuro. Con la ripresa a gennaio del mercato statunitense (S&P +7%), gli investitori in ETP a leva long e short sembrano aver realizzato profitti, vendendo 4,3 miliardi di dollari di ETP a leva long, il secondo maggior singolo deflusso mensile dalla crisi finanziaria. Tenendo conto dei fattori di leva finanziaria dei prodotti venduti, ciò equivale a diluire le posizioni azionarie per 10,4 miliardi di dollari. Questi flussi potrebbero riflettere l’idea che il rally azionario di gennaio non continuerà. In effetti, gli investitori non solo hanno liquidato le posizioni a leva long, ma hanno anche aumentato le loro posizioni short in azioni di 2,4 miliardi di dollari nel mese di gennaio (un aumento del 20% nelle posizioni short). Tenendo conto dei fattori di leva dei prodotti short acquistati, ciò equivale all’acquisto di 5,8 miliardi di dollari di posizioni short in azioni.
Gli investitori in ETP a reddito fisso a leva long e short continuano a ridurre la loro esposizione short a reddito fisso negli Stati Uniti, con le posizioni scese ad un minimo da 10 anni e le posizioni short sui Bund tedeschi e i BTP italiani scese ai minimi da 2 anni. A gennaio gli investitori a leva long e short hanno riscattato 130 milioni di dollari detenuti in ETP short sul debito pubblico americano (6% del totale delle masse in gestione). Riteniamo che ciò rifletta le opinioni sempre più ribassiste degli investitori sul tasso d’inflazione e sul ritmo degli aumenti dei tassi d’interesse in corso negli Stati Uniti e in Europa.