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Le riserve auree di Bankitalia

Quello che farà l’Italia delle sue riserve auree continua a essere un mistero. È di questi giorni la controversia sul possibile piano del governo per rivendicare la proprietà dell’oro che è gestito e controllato da Bankitalia. La banca centrale italiana fa infatti parte dell’Eurosistema e il governo giallo verde vuole assicurarsi di poter disporre delle proprie riserve auree in caso di bisogno.
La bozza di legge a cui ha lavorato Claudio Borghi della Lega potrebbe aprire la strada alla vendita – per legge costituzionale – di oro. Con la possibilità di rimettere in sesto le finanze pubbliche e disinnescare il temuto aumento dell’IVA.
Gli investimenti retail nei lingotti e nelle monete d’oro sono saliti del 4% a 1.090,2 tonnellate. Sorprende in particolare il boom del +222% della domanda proveniente dall’Iran (a quasi 62 tonnellate).
L’interesse degli investitori finanziari è stato invece moderato. I fondi comuni ETF hanno registrato 68,9 tonnellate in più nell’anno. La cifra risulta inferiore del 67% rispetto al 2017.

Oro rastrellato da banche centrali: mai tanti acquisti dal 1967

La quantità di oro acquistata dalle banche centrali ha raggiunto il picco dal 1967. L’anno scorso la domanda mondiale del metallo è cresciuta del 4%, secondo quanto riportato dal World Gold Council (WGC).
Il mondo ha consumato ben 4.345,1 tonnellate (metriche) di oro nel 2018, in aumento dalle 4.159,9 tonnellate dell’anno prima. È quanto emerge dall’ultimo report trimestrale pubblicato da WGC.
Ad alimentare la domanda per l’oro sono state le banche centrali, che hanno accumulato 651,5 tonnellate. Si parla del 74% in più rispetto al 2017 e il secondo numero più alto di sempre. Paesi come la Cina e la Polonia, ma anche la Russia, la Turchia e il Kazakistan, hanno accumulato riserve auree.

Fonte: Wall Street Italia
15 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Oro, cresce il sentiment degli investitori.

Secondo gli analisti di WisdomTree, gli investitori del metallo giallo hanno gradualmente aumentato il loro atteggiamento rialzista dalla prima metà del 2017, raggiungendo livelli record nel 2019

In un contesto di volatilità ciclica dei mercati, gli investitori cercano esposizioni sull’oro, un asset spesso considerato in ottica di copertura difensiva. Gli investitori in ETP leva long e short (S&L) hanno gradualmente aumentato il loro atteggiamento rialzista nei confronti dell’oro dalla prima metà del 2017, raggiungendo livelli record nel 2019. La leva media degli investitori sugli ETP sull’oro ha raggiunto il livello più alto di tutti i tempi, pari a 1,97x nel gennaio 2019.
Gli investitori in ETP azionari a leva S&L utilizzano il rally di gennaio per realizzare profitti e ridurre l’esposizione in futuro. Con la ripresa a gennaio del mercato statunitense (S&P +7%), gli investitori in ETP a leva long e short sembrano aver realizzato profitti, vendendo 4,3 miliardi di dollari di ETP a leva long, il secondo maggior singolo deflusso mensile dalla crisi finanziaria. Tenendo conto dei fattori di leva finanziaria dei prodotti venduti, ciò equivale a diluire le posizioni azionarie per 10,4 miliardi di dollari. Questi flussi potrebbero riflettere l’idea che il rally azionario di gennaio non continuerà. In effetti, gli investitori non solo hanno liquidato le posizioni a leva long, ma hanno anche aumentato le loro posizioni short in azioni di 2,4 miliardi di dollari nel mese di gennaio (un aumento del 20% nelle posizioni short). Tenendo conto dei fattori di leva dei prodotti short acquistati, ciò equivale all’acquisto di 5,8 miliardi di dollari di posizioni short in azioni.
Gli investitori in ETP a reddito fisso a leva long e short continuano a ridurre la loro esposizione short a reddito fisso negli Stati Uniti, con le posizioni scese ad un minimo da 10 anni e le posizioni short sui Bund tedeschi e i BTP italiani scese ai minimi da 2 anni. A gennaio gli investitori a leva long e short hanno riscattato 130 milioni di dollari detenuti in ETP short sul debito pubblico americano (6% del totale delle masse in gestione). Riteniamo che ciò rifletta le opinioni sempre più ribassiste degli investitori sul tasso d’inflazione e sul ritmo degli aumenti dei tassi d’interesse in corso negli Stati Uniti e in Europa.

Oro: investitori privati Ue e Banche centrali surriscaldano la domanda.

Nell’ultimo trimestre del 2018, la domanda di oro da parte di investitori istituzionali, privati e Banche centrali è salita a quota 1.281,5 tonnellate, crescendo del 16% rispetto al quarto trimestre del 2017. I dati appena diffusi dal World Gold Council confermano la tendenza di crescita anche sull’intero 2018. Lo scorso anno la domanda globale è salita del 4% a 4.345,1 tonnellate. In particolare, quella per lingotti e monete ha raggiunto 1.090,2 tonnellate (+4%), con le monete sui massimi a cinque anni. Certo, i flussi globali verso gli Etf sull’oro sono calati del 67%. Attenzione però. È risultata in crescita nel 2018 in Europa spinta da investitori istituzionali e privati con una fiammata negli ultimi mesi. Nel dettaglio da fine settembre la domanda da parte degli investitori professionali ha totalizzato 112,4 tonnellate. Il che corrisponde a un balzo del 246%. In questo caso giocano un ruolo fondamentale i timori e le incertezze su come avverrà la Brexit e su quali effetti avrà nel futuro.
A livello mondiale le Banche centrali hanno rappresentato i principali motori della domanda. Nel 2018 è risultata infatti ai massimi dal 1971. Cioè da quando sono stati eliminati i trattati di Bretton Woods sul legame tra valute, in particolare dollaro, e riserve auree della rispettiva Banca centrale. Nel 2018 gli istituti centrali di Russia, Turchia, Kazakistan, Ungheria, Polonia e Iraq sono risultati tra i più attivi.
“Gli investitori sono preoccupati del fatto che l’economia mondiale è fragile. Questo li spinge a buttarsi sull’oro in quanto bene rifugio” ha commentato John Mulligan, membro del World Gold Council.

Fonte: Wall Street Italia
1 Febbraio 2019, di Fabrizio Guidoni

Investitori affamati di oro: avvio 2019, mai così bene da tre anni!

Avvio d’anno scintillante per il mercato dell’oro, che nel mese di gennaio ha visto le quotazioni salire del 3,5% (oggi i prezzi si aggirano 1.313,46 dollari l’oncia). Un inizio anno così performante per il metallo giallo non si vedeva dal 2016. Nel primo semestre di quell’anno l’oro registrò una performance di circa il 30%.
A cosa è dovuta questa crescita dell’oro? Secondo Confinvest, realtà storica e riferimento del mercato italiano dell’oro fisico con sede a Milano in Piazza degli Affari, i fattori che stanno spingendo in alto la domanda sono molteplici. Prima fra tutti va evidenziata la funzione di asset monetario e riserva strategica delle principali Banche Centrali del Mondo, in particolare ad Est, sembra stia ritornando a dettare i driver di crescita dei prezzi.
“Le banche centrali hanno aumentato le proprie riserve di 651,5 tonnellate nel 2018. Il secondo aumento totale annuo più alto mai registrato nella storia moderna. Gli acquisti netti delle Banche Centrali sono balzati ai massimi dalla fine della convertibilità del dollaro USA in oro nel 1971, dettata da Nixon per finanziare le spese in deficit. Questo dato è importantissimo. L’oro sta ritornando a ricoprire un ruolo fondamentale come asset monetario” si legge in una nota Confinvest.
A conferma della fame crescente sul mercato dell’oro, l’istituzione internazionale più importante nel settore, il World Gold Council, ha evidenziato inoltre che, nell’ultimo trimestre 2018, gli asset under management (AUM) degli ETF in Europa continuano ad infrangere i massimi storici dalla loro introduzione: a dicembre 2018 il totale della massa gestita in oro dagli ETF Europei è di circa 
1.100 tonnellate di Oro.
“Il ritorno dell’oro nei portafogli degli investitori e negli asset delle Banche Centrali racchiude un potenziale enorme per il suo apprezzamento. La capitalizzazione di mercato attuale dell’oro rispetto alla base monetaria mondiale è di circa un 8%. Nel 1971, prima della fine della convertibilità del Dollaro in Oro era del 70%. Un ritorno dell’oro alla sua naturale funzione di asset monetario è un dato fondamentale che ogni analista dovrebbe avere ben presente nell’elaborazione delle analisi di prezzo” ha confermato l’amministratore delegato di Confinvest F.L., , Giacomo Andreoli.

Wall Street Italia
5 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa 

Acquisti di oro da parte delle banche centrali ai massimi da cinquanta anni

La corsa delle banche centrali ad acquistare al punto che i volumi hanno toccato i livelli più alti degli ultimi cinquanta anni insieme alla ricerca di investimenti rifugio per coprirsi dalle volatilità dei mercati, tutti fattori che hanno contribuito ad aumentare la domanda di oro nel 2018, secondo il World Gold Council. «Le preoccupazioni di un rallentamento della crescita globale, delle accresciute tensioni geopolitiche e della volatilità dei mercati finanziari» hanno sostenuto la domanda di oro, ha dichiarato Alistair Hewitt, analista del World Gold Council il quale si aspetta che «l’oro rimanga una copertura attraente nel 2019».
A livello globale la domanda è aumentata del 4% a 4.345,1 tonnellate mentre i prezzi dell’oro non hanno registrato grandi movimenti nel corso del 2018, ad eccezione del rally di fine anno provocato dalle preoccupazioni per Brexit, dalla caduta del mercato azionario e dalle aspettative di una politica monetaria del Federal Reserve aggressiva. La tendenza è proseguita nel corso del primo mese dell’anno, con i prezzi saliti ai massimi da maggio.
Mentre gli investimenti in oro hanno beneficiato di prospettive economiche più deboli, il rallentamento della Cina e l’aumento dei prezzi hanno iniziato a pesare anche sui prodotti finiti come i gioielli. Gli acquisti sono diminuiti nel quarto trimestre e probabilmente si troveranno ad affrontare ulteriori trend negativi, ha detto Hewitt. Per quanto riguarda le banche centrali, paesi come la Russia e il Kazakistan dovrebbero continuare a comprare oro, mentre gli ETF probabilmente vedranno più afflussi.

Fonte: Il Sole 24 Ore 
di R.FI. 31 gennaio 2019